Neuromarketing il nervo della vendita

Quando si parla di psicologia il pensiero va automaticamente a quella disciplina che studia il comportamento e l’intelletto umano attraverso i processi psichici mentali e cognitivi, siano essi consci o inconsci.

Il termine deriva dal greco e si compone di due parti: “psyché”, cioè “spirito, anima” (ma anche “farfalla”, tant’è che su molti vasi greci è possibile visionare l’immagine di questo animale come metafora dell’anima che, nel momento della morte, vola via) e “logos” cioè “studio”; letteralmente, quindi, quando fu introdotto, nel XVI secolo, riassumeva lo “studio dell’anima”. Si è dovuto aspettare un secolo perché il significato mutasse in “scienza della mente” e, soltanto recentemente, tutto è evoluto verso l’accezione moderna.

Insomma, una disciplina antica che si è, poi, affiancata alla salute e alla medicinaattraverso l’utilizzo del metodo scientifico e che noi tutti conosciamo bene perché inserita, ormai, nel nostro quotidiano.

Eppure, ci sono aspetti della psicologia di cui si parla molto poco, se non in determinati ambienti popolati da addetti ai lavori.

Uno di questi, che più che altro è un’appendice dello studio della mente e della neuroeconomia, è sicuramente il Neuromarketing.

Neuromarketing il nervo della vendita: Cos’è il Neuromarketing?

Come organizzare gli scaffali di uno shop o di un supermercato, che colori utilizzare per disegnare il proprio logo aziendale, a quale prezzo vendere un determinato prodotto: questi, e tantissimi altri ancora, sono aspetti collegati allo studio dei processi decisionali d’acquisto dei (potenziali) clienti che un’azienda cura attraverso il neuromarketing.

Questa disciplina, infatti, fonde il marketing più tradizionale agli studi portati avanti dalla neuroscienza, disegnando strategie di compravendita in base agli effetti che determinati stimoli producono nella mente del grande pubblico.

In sostanza, si tratta di “prevedere”, in larga scala, come influenzare le scelte commerciali delle persone, creando senso di appartenenza, affiliazione, clientela ed un vero e proprio “legame” invisibile.

Il termine è stato fondato nel 2002 dal ricercatore olandese Ale Smidts e il tutto si interessa delle stimolazioni del sistema nervoso centrale, soprattutto attraverso determinate tecniche di visualizzazione, associate all’attività cerebrale.

Gli studi vengono effettuati in maniera professionale e incontrovertibile attraverso strumenti come risonanze magnetiche ed elettroencefalografie, per capire determinati stimoli e messaggi come si impongano nella mente dei “riceventi” a livello neurocognitivo, cercando, in questo modo, il livello di comunicazione più efficace possibile.

Le polemiche

Alcuni hanno storto il naso dinanzi alla nascita di questo tipo di disciplina: si è parlato, infatti, di scorrettezza e di messaggi subliminali, alludendo a quella comunicazione con il pubblico attraverso tecniche (non pienamente riconosciute, tra l’altro, a livello scientifico) che farebbero in modo che determinate informazioni siano assorbite inconsciamente dal cervello.

Naturalmente, il neuromarketing non è nulla di tutto questo: si tratta, semplicemente, di uno studio approfondito dei processi decisionali dei clienti, coinvolgendo tutti i tasselli che fanno di un essere umano anche un acquirente e, quindi, non solo aspetti legati al marketing ma anche alla psiche (come sogni, ricordi, bagaglio personale).

L’importanza del neuromarketing nel graphic design

Le vie del neuromarketing sono infinite e passano attraverso tutti i nostri sensi: più la “connessione” è istantanea, più si avranno chance di catalizzare l’attenzione di potenziali futuri clienti e, ovviamente, di migliorare, così, feedback e fatturato. Proprio per questo, anche chi si occupa di visual art, di design e, più nello specifico, digraphic design, deve necessariamente formarsi attraverso questo tipo di informazioni, per capire, di volta in volta, in base alle tipologie di logo e di lavori grafici da realizzare, quali forme, sagome, colori e sfumature è conveniente utilizzare, per creare un prodotto che sia davvero d’impatto, che rimanga impresso nella mente di chi vi si interfaccia e che sia, quindi, perfettamente finalizzato allo scopo.

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